Nato a Milano il 3 giugno 1973, Gabriele Saveri manifesta un precoce interesse verso l’arte, affascinato soprattutto dall’aspetto più artigianale e pratico della disciplina. A questa sensibilità tuttavia non si accompagna una vera e propria formazione accademica, è infatti più corretto parlare di un percorso di ricerca, approfondimento e sperimentazione artistica che segue e asseconda gli interessi che di volta in volta si manifestano. Tra questi emergono certamente il fumetto e la grafica 2D e 3D. In particolare la passione per il fumetto scoppia durante gli studi scientifici superiori: acquista, studia, copia e colleziona fumetto d’autore italiano, argentino e francese.
Il genere del fumetto rivela notevoli potenzialità espressive che entrano a far parte del bagaglio linguistico di Gabriele. 

Accanto alle strisce illustrate, si fa largo nella mente di Gabriele un altro linguaggio, un altro campo in cui mettere alla prova la sua creatività. Affinando le proprie conoscenze informatiche, diventa pertanto un abile grafico, prima freelance e poi a capo dell’agenzia Blupixel che dirige dal 2003. Fino al 2013 lavora quindi nell’ambito della comunicazione. In questi anni prendono forma tante immagini, che se osservate attentamente raccontano e rivelano le diverse esperienze artistiche che hanno visto Gabriele attivo anche come scenografo, caricaturista nei locali, illustratore per pubblicità e molto altro. 

Ciò che conferisce ordine e continuità a questi episodi così diversificati tra loro è il disegno, “pratica meditativa dinamica” che come un basso continuo soggiace e supporta tutte le composizioni. 

Il disegno apre la strada anche alla sua attività pittorica, che pratica in maniera discontinua dalle prime esperienze come scenografo e muralista fino al periodo trascorso alla Cascina del Guado con Daniele Oppi che, insieme poi a Bruno Sapiente, saranno maestri e interlocutori importanti. 

Sebbene diluita in diversi anni, la produzione artistica risulta coerente ma senza essere sempre uguale a se stessa, frutto di studio e di contaminazione di tutte quelle esperienze che nel frattempo hanno impegnato l’artista.

Nei primi lavori domina la ricerca astratta in cui il colore con prepotenza determina composizioni dinamiche e potenti tanto da scuotere il supporto stesso del quadro. 

Si pensi a questo proposito Movimento 1 e Movimento 2 del 1997, dalla cui visione l’osservatore è immediamente coinvolto e colpito. 

Diversa invece l’attenzione e la pazienza che impone l’osservazione delle ultime tavole: dall’immediata astrazione e dalle vivaci cromie della superficie, che richiamano certamente le opere precedenti, si è obbligati ad una lettura più profonda in cui linee e forme si intersecano dando vita a storie, a personaggi e a paesaggi e riportano al disegno e allo spunto narrativo originario. 

Tale metodo di lavoro è si articola in diverse velocità, diverse tecniche e materiali senza una previsione di quando in realtà l’artista possa pronunciare “ho finito”. Dal disegno al colore, dalla matita ai pennelli, l’opera è in continua trasformazione perché continua è la curiosità dell’artista nell’osservarla al fine di trovare forme e segni nuovi che chiedono di uscire e di essere liberati.

Tutto si tiene nella misura in cui si parte del presupposto che non si cancella niente, sul foglio così come nella vita. Ogni scelta, così come ogni tratto, diventa spunto per quella successiva che potrà anche negare la precendente, ma mai cancellarla.