Daniele Oppi

Cascina del Guado, 23 Novembre 1998
Una lettera aperta a un giovane pittore

Caro Gabriele, nonostante tu possa aver dipinto per oltre cinquant’anni, e aver depositato nella memoria il rinovellarsi di tutti gli attimi trascorsi davanti alla tela, ti rimarrà sempre misterioso il cammino percorso. Indecifrabile il tuo cammino di vita.

Le tue relazioni tra l’esistere, il vivere e il sopravvivere e la tua pittura parleranno tra loro lingue diverse. La continua e incessante rivelazione di ogni momento del tuo passato sarà invece fluida e sempre più chiara se si tratterà della pittura, della sua vita come opera, anziché quella più oscura della tua vita come uomo. Tutto qui, caro Gabriele: ma forse questa mia riflessione è legata in forma personale al mio cammino, e non è applicabile a tutti gli artisti quasi fosse una codificazione standard inevitabile. D’altra parte che cosa può insegnare un’artista a un altro, se non la propria vicenda? E questo si, vale per tutti i maestri, in qualsiasi campo della conoscenza.

Sono partito da queste considerazioni perché i tuoi dipinti mi presentano quegli stessi e affascinanti interrogativi che ancora adesso mi pongo quando rifletto sulla differenza fra me persona, che non conosco, e i miei quadri, o disegni, che mi rivelano invece (in quei famosi attimi dopo attimi) molto di più, se non tutto. Il tuo lavoro sta cominciando a erodere la superficie e penetra con coraggio nella forma strutturale usando lo stratagemma del colore, a costruire il disegno avviluppato dai cromatismi. È un buon modo di fare, molto da pittore, assecondando con le superfici cromatiche nuove volontà di segno.

Stai collocando argomenti di racconto scoprendoli man mano che lavori, perché ti vuoi riservare il privilegio di essere il primo a scoprire che cosa ne viene fuori. Nella ricchezza della tua proposta pittorica c’è lo spirito del disincantato e nella grande passionalità si stempera un’ironia tutta italiana, con buona pace delle mode e dei modi di chi, in vece che ascoltare se stesso (il mistero del se) ammicca ad invenzioni lontane dalle proprie radici: gli invenziosismi che tu misconosci.

Ti ho scritto questa lettera perché rimanga nel cassetto dei tuoi ricordi e per rileggerla quando, oltre alla mia età di oggi, sorriderai per tutte le rivelazioni che ti avranno arricchito nella pittura e (nonostante ciò) continuerai a domandarti che razza di uomo sei. Ora c’è la legge sulla privacy, che subito dobbiamo infrangere, e sarò molto contento se vorrai scambiare questa mia lettera personale per un testo critico da far leggere ai tuoi 25 lettori.
Un affettuoso abbraccio dal tuo giovane amico di sessantasette anni.
Daniele Oppi